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LA LUCE NELL’ARTE. ESTETICA E MAIEUTICA NEI SENTIERI DEL VISIVO.

October 27, 2015

 

Il 24 Ottobre è stata inaugurata presso la Pinacoteca “Michele de Napoli” la collettiva “Artisti in luce #4” curata da Francesco Sannicandro, una light experience che racchiude in nuce la storia di uno degli elementi fondamentali dell’arte. Basti pensare all’importanza del chiaroscuro o all’esaltazione luministica in Caravaggio e George de La Tour, al chiarismo impressionista o al convulso futurismo, fino a giungere, nel XXI secolo, alle sperimentazioni di Olafur Elliason, Dan Flavin, James Turrel e – in Italia – di Studio Azzurro, che hanno reso i raggi X , l’infrarosso e l’ultravioletto, il led e il neon parti integranti dell’opera artistica se non addirittura unici protagonisti. Peraltro, non va dimenticata la net-art che realizza opere con linguaggio di programmazione e software conservando l’intenzione artistico/estetica. Una lenta evoluzione della luce-strumento, artificio della visione, in luce-oggetto, protagonista della rappresentazione. Un cammino nel “sentiero del visivo” che ha spinto il teorico di digital media, Peter Lunenfeld, a parlare, per questo momento storico, non più di postmodernismo, ma di unimodernismo in cui i computer e le reti sociali online unificano, uniformano e universalizzano l’arte e la conoscenza, rischiando un livellamento preoccupante anche dal punto di vista emotivo. Come sottolinea Antonio Rollo, teorico dei nuovi media, prima di Duchamp e Einstein l’arte aveva come fine principale la mimesi della natura, attualmente, invece,essa vive un processo di ibridazione con la scienza che favorisce sempre più la comunicazione transculturale. La luce, espressione massima del punto d’incontro tra umano e divino, è alla base di contaminazioni artistiche. Il pittorialismo,ad esempio, è un movimento nato sul finire del XIX secolo per elevare il mezzo fotografico al pari della pittura. Grazie ad Alfred Stieglitz e alla rivista “Camera Work” (1903-1917) si avviano le più feconde riflessioni sul rapporto arte-fotografia e fotografia-modernità. Sul terreno comune della realtà e della creatività entrambe le forme artistiche cercano la propria dimensione. La rivoluzione tecnica della fotografia cambia la visione dell’opera d’arte e ne permette anche una maggiore diffusione, un’espressione non totalmente oggettiva, ma neanche soggettiva come la pittura, dove la cura maniacale del dettaglio – i paesaggi minuziosi di Venezia del Canaletto ne sono un chiaro esempio – lascia il posto ai dati sensoriali con l’impressionismo dando rilevanza alla luce e al colore approdando alla consapevolezza che riprodurre la realtà è ben diverso che comporre con essa. Gli avanguardisti, in fotografia così come in pittura, decidono di dare libero sfogo alla pura immaginazione spesso ispirati da fenomeni ottici, è il caso di artisti poliedrici come Luigi Veronesi e Franco Grignani. La scuola del Bauhaus fondata nel 1919 in Germania, alla quale si affiancano grandi nomi come Kandinskij e Moholy Nagy, e l’associazione Abstraction-Creation, fondata a Parigi nel 1931, contribuiscono notevolmente allo studio del rapporto tecnologia-cultura aprendosi alle sperimentazioni artistiche, tra cui la pittura in movimento, o espressionismo astratto, ispirando artisti e fotografi molto diversi fra loro come Aaron Siskind, Olivio Barbieri e Nino Migliori.   Dall’action painting deriva la light painting, la tecnica fotografica che permette di “dipingere” il soggetto controllando con maestria una sorgente luminosa. Il fascio di luce diventa un vero e proprio pennello, il risultato, dunque, non è dato dall’estemporaneità dello scatto – ogni realizzazione implica un tempo di posa variabile dai 10 ai 20 minuti – ma da un’esperienza multisensoriale in cui si salda l’incontro con le tecniche artistiche performative, prima fra tutte il teatro. Le prime notizie di illuminazione teatrale risalgono addirittura al periodo greco-romano, con l’utilizzo di torce e lampade ad olio, giungendo, con una lenta progressione, al Medioevo e al Rinascimento, quando vengono redatte la descrizione della macchina realizzata da Brunelleschi per la famosa rappresentazione vivente dell’Annunciazione e le memorie del Vasari in cui si parla di lumi coperti da protezioni in rame e di effetti speciali che riproducono lampi e arcobaleni. A differenza delle arti figurative, quelle performative quasi sempre si estrinsecano direttamente sotto l’occhio dell’osservatore per cui la luce accentua le sue funzionalità: orienta l’attenzione e attraverso l’utilizzo di quella calda o fredda scandisce i momenti della giornata o attiva fattori psicologici che associano alla prima tranquillità e alla seconda inquietudine. Una prova di quanta importanza rivesta la luce nel teatro è data già nel 1560 dai dialoghi di Leone de’ Sommi e dai trattati degli scenografi Serlio e Sabatini. Con la lampada a gas, utilizzata per la prima volta in America, a Filadelfia nel 1819 presso il Chestnut Street Opera House, si iniziò a regolare con più facilità l’intensità della luce, che non cambia più attraverso bruschi scatti, ma con passaggi graduali. Miglioramenti costanti che approdano alla vera rivoluzione: l’energia elettrica che per il suo alto costo potevano permettersi solo i grandi teatri. E Come poter parlare di luce senza parlare di cinema? L’arte performativa basata sull’illusione ottica di un’immagine in movimento. Nel cinema, differentemente dalla fotografia, il tempo di esposizione è fisso, non si può allungare, e questo dona ulteriore magia alla “settima arte”. La fortunata definizione è stata coniata dal critico cinematografico Ricciotto Canudo il quale evidenzia il suo potenziale di sintesi tra l’estensione dello spazio e la dimensione del tempo, un’arte plastica in movimento che grazie al ritmo della luce non rappresenta solo i fatti reali ma suggerisce emozioni e rievoca i sentimenti che avvolgono i fatti. L’autore cinematografico preferito da Truffaut, Nestor Almendros, parla di luci che tracciano diverse linee sullo schermo (orizzontali, verticali, diagonali, curve) e dell’importanza delle ombre in grado di produrre diverse sensazioni. Già Marinetti, nel suo “Manifesto della cinematografia futurista”, invita ad abbracciare la trasformazione sociale portata dalla tecnologia considerando il cinema la forma di espressione che riflette la velocità e l’energia dei tempi. Si racconta che il presidente Wilson, alla visione del film “Nascita di una nazione”di David Griffith (1915), abbia affermato: “E’ come scrivere la storia con la luce”. Ma chi più di tutti ,forse, è riuscito a restituire la potenza e la poesia dell’elemento luminoso è il regista Fellini in uno scritto privato portato in auge dall’amico scrittore Tonino Guerra: “La luce è la materia del film, quindi del cinema. La luce è ideologia, sentimento, colore, tono, profondità, atmosfera, racconto. La luce è ciò che aggiunge, che cancella, che riduce, che esalta, che arricchisce, sfuma, sottolinea, allude, che fa diventare credibile e accettabile il fantastico, il sogno, o, al contrario, rende fantastico il reale, dà miraggio alla quotidianità più grigia, aggiunge trasparenza, suggerisce tensioni, vibrazioni. La luce scava un volto, o lo leviga, crea espressione dove non c’è, dona intelligenza all’opacità, seduzione all’insipienza. La luce disegna l’eleganza di una figura, glorifica…”.

La mostra, attraversando le diverse forme di espressioni, crea un percorso immaginifico e quasi onirico fra concettuale e figurativo. Sacro e profano, materiali di riuso ed altri nobili e pregiati, luci fredde e luci calde, verticalismi rigidi e figure sinuose e compensatorie, oggetti di uso comune ed elementi fantastici si alternano senza contraddizioni, la dicotomia del vivere viene declinata in tutte le sue forme frammentandosi in una percezione multipla. La luce d’altronde ha un valore fortemente simbolico, con il suo potere maieutico e catartico è sempre antinomica e complementare al buio, è la metà perfetta del ciclico alternarsi di vita e morte, il simbolo della conoscenza etica ed estetica impossibile da raggiungere senza passare attraverso un traviamento speculare, un’ascesi che necessita della catabasi, una liberazione successiva alla schiavitù. Come scrive Alda Merini: “La bellezza non è che il disvelamento di una tenebra caduta e della luce che ne è venuta fuori”.

L’evento è organizzato da Comune di Terlizzi, Pinacoteca de Napoli in collaborazione con Il Sito dell’arte (media partner), Consiglio Regionale della Puglia, Teca del Mediterraneo, Museo della fotografia del Politecnico di Bari, Cacciatori D’Ombra con il patrocinio Club Unesco Bisceglie e Internation Year of Light 2015

Opere di

Dario Agrimi, Enzo Angiuoni, Dario Brevi, Luisa Bergamini, Antonia Bufi, Loredana Cacucciolo, Peppino Campanella, Raffaele Cappelluti, Domenico Carella, Gaetano Cariello, Pierluca Cetera, Daniela Chionna, Antonio Cicchelli, Angelo Cortese, Franco Cortese, Flavia D’Alessandro, Paolo De Santoli, Paolo Desario, Gianni De Serio, Antonio Di Rosa, Ninì Elia, Angelo Galatola, Antonio Giannini, Enzo Guaricci, Beppe Labianca, Nicola Liberatore, Vincenzo Mascoli, Giovanni Morgese, Massimo Nardi, Irene Petrafesa, Mario Pugliese, Antonio Rollo & Davide Di Donfrancesco, Anna Romanello, Bianca Roselli & Arcangelo Ambrosi, Massimo Ruiu, Francesco Sannicandro, Roberto Sibilano, Giulio Spagone, Arianna Spizzico, Claudia Venuto

Fotografie di

Pasquale Amendolagine, Mimmo Ciocia, Nello Coppola, Domenico Fioriello, Maurizio Gabbana, Mauro Ieva, Patrizia Ricco, Marco Sacco, Simone Sanchioni, Salvatore Simonetti.

Testi di
Carmelo Cipriani, Ilaria Teofilo
Conversazioni

Sabato, 7 novembre 2015 – La luce nel cinema nel teatro e nella fotografia – Interventi di Raffaello Fusaro, Vincent Longuemare, Pio Meledandri, Nicola Morisco. Presentazione del film “Idillio infranto”, regia di Nello Mauri, 1931. Restaurato a cura della Teca Del Mediterraneo e Cineteca Nazionale, progetto di Angelo Moroso D’Aragona e Mario Musumeci.

Sabato, 21 novembre 2015 – Per una storia della luce nell’arte e nella scienza – Interventi di Carmelo Cipriani, Francesco Picca e Antonio Rollo.
Coordinamento di Francesco Picca e Francesco Sannicandro.
La mostra sarà visitabile dal 24 Ottobre al 21 Novembre
Da martedì a sabato, ore 10-13 Venerdì e sabato, ore 16-19

 

Ilaria Teofilo

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